Fino a quando?

Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!» e non soccorri?
Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese.
Non ha più forza la legge, nè mai si afferma il diritto.
L’empio infatti raggira il giusto e il giudizio ne esce stravolto.

Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male
e non puoi guardare l’iniquità, perchè, vedendo i malvagi, taci
mentre l’empio ingoia il giusto?

Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette perchè la si legga speditamente.
E’ una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila, perchè certo verrà e non tarderà».
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,mentre il giusto vivrà per la sua fede.

La ricchezza rende malvagi; il superbo non sussisterà;
spalanca come gli inferi le sue fauci e, come la morte, non si sazia.
Guai a chi accumula ciò che non è suo, – e fino a quando? –
e si carica di pegni!
Guai a chi è avido di lucro, sventura per la sua casa,
per mettere il nido in luogo alto, e sfuggire alla stretta della sventura.
Guai a chi costruisce una città sul sangue
e fonda un castello sull’iniquità.
Guai a chi fa bere i suoi vicini versando veleno per ubriacarli
e scoprire le loro nudità.
Guai a chi dice al legno: «Svegliati», e alla pietra muta: «Alzati».
Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento ma dentro non c’è soffio vitale.

Ho udito e fremette il mio cuore, a tal voce tremò il mio labbro,
la carie entra nelle mie ossa e sotto di me tremano i miei passi.
Sospiro al giorno dell’angoscia che verrà contro il popolo che ci opprime.
Il fico infatti non germoglierà, nessun prodotto daranno le viti,
cesserà il raccolto dell’olivo, i campi non daranno più cibo,
i greggi spariranno dagli ovili e le stalle rimarranno senza buoi.

Ma io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio salvatore.
Il Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli delle cerve
e sulle alture mi fa camminare.

 

 

Abacuc

Tutto è possibile a chi crede

Bussando alle porte del Paradiso

Pochi mesi dopo la mia conversione, il Signore mi diede

attraverso una persona carismatica una parola profetica specifica e personale.

Questa parola mi  ha accompagnato in tutti questi anni.

Tra le altre cose, Dio mi diceva:

Ti ho scelto fra mille e mille, ti ho chiamato per nome,

 non ho disdegnato la tua miseria perchè sono un Dio buono, ricco e misericordioso.

Queste parole mi hanno sempre fatto ricordare la chiamata di Geremia:

«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,prima che tu uscissi alla luce,

ti avevo consacrato;ti ho stabilito profeta delle nazioni». (Ger 1,5).

 

Un’altra parte della profezia da me ricevuta diceva:

Non guardare alla tua carne fragile che grida,

io ho vinto la debolezza della tua carne. Io ti guardo e ti tengo nel mio cuore,

mio figlio tu sei, mia creatura, credilo!

dav

Queste parole mi riportano alle parole di Isaia:

Si dimentica forse una donna del suo bambino,

 così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne

 si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. (Is 49,15)

 

Un’altra parte ancora della profezia mi diceva:

Io ti darò la mia personalità, la mia dignità, ti rivestirò, metterò nella tua bocca

 la mia parola e tu parlerai nel mio nome a tutte le genti”

Come quel funambolo che spesso dipingo nelle mie opere ho proceduto nella vita.

Sospeso nel vuoto, senza reti di protezione.

A volte come Geremia ho sentito il suo grido dentro di me:

Maledetto il giorno in cui nacqui; il giorno in cui mia madre

mi diede alla luce non sia mai benedetto… perché non mi fece morire

nel grembo materno; mia madre sarebbe stata la mia tomba

e il suo grembo gravido per sempre. (Ger 20,14-17)

 

Ho lasciato tutte le umane sicurezze per la Sua Chiamata

e di questo non mi sono mai pentito: il Signore mi ricompensa.

Ho perso tante persone e tante cose, involontariamente,

e di questo posso solo offrirle come sacrificio gradito

impastato di fatiche e di lacrime ai Suoi occhi.

 

Amo Gesù che ha dato se stesso per me e questo Suo

atto d’Amore non potrò mai ripagarlo adeguatamente.

Lo amo con tutti i miei immensi limiti, gli offro ogni giorno la mia esistenza,  

gli dico più volte “prendi la mia vita per la salvezza degli altri”.

 

Certamente soffro, a volte molto, per le fatiche non apprezzate

perchè penso che non apprezzino Lui, prima ancora di me.

I sacrifici miei e della famiglia che mi ha donato

soffro quando vengono dati per scontati, come se tutto fosse facile.

Non è mai stato facile e mai lo sarà seguire il Signore

per me e per la mia famiglia esposta a tutte le intemperie.

 

Gioisco quando sento le testimonianze delle persone che

danno gloria a Dio per quello che hanno ricevuto da Lui.

attraverso la Missione che Dio mi ha affidato.

Poi a Lui rimane la Gloria, a me rimane l’infamia.

Quante persone toccate dalla Sua Grazia nell’anima e nel corpo,

ho visto dare Gloria a Dio e riversare a tempo debito

tutto il loro veleno su di me. Abbandonato, tradito, vilipeso.

E dico questo senza pensare di non mancare, anzi.

So che manco più di tutti.

 

Manco nei confronti di Dio perchè più mi avvicino a Lui

più mi avvicino alla Luce che mi mostra quanto sono sporco.

Manco nei confronti della mia famiglia, perchè spesso

l’ho trascurata per la Missione che si è impadronita di me.

 

Ho una moglie speciale che ha sofferto molto

per stare dietro a un marito vulcanico, iperattivo, creativo,

sempre divorato dal Fuoco interiore della Chiamata.

 

Come il funambolo che cammina sulla fune sottile e

a volte insaponata dai tantissimi “figli delle tenebre”,

procedo nel precario equilibrio tra la Parola e la umana fragilità.

I pochi e preziosi “figli della Luce” vicini tolgono il sapone sulla fune,

mi aiutano,  mi correggono,mi incoraggiano e  mi sostengono,

mi danno coraggio.  Solo il pensiero che ci siano, mi dà forza.

 

Sono esigente con me stesso e cerco sempre di dare il meglio

anche se non sempre i risultati corrispondono alle fatiche.

Viaggi, incontri, testimonianze, sofferenze,ammalati nell’anima

e nel corpo, ospedali, case, colloqui, famiglie,  mail, skype,ecc

Desidero solo vedere le persone toccate dal suo Amore.  

 

A volte mi sento letteralmente consumato, ma poi scopro che c’è ancora da consumare.  

E’ un Fuoco che consuma. E’ esigente il Signore.  

A volte, lo confesso, penso che Lui si sia sbagliato sul mio conto.

 A volte penso che si sia sbagliato a chiamarmi.

A volte penso che mi stia chiedendo troppo.  

Ma poi mi asciugo le segrete lacrime, procedo.

Sono uno spirito libero e combattivo, per cui

la cosa più difficile per me è arrendermi, deporre le armi.

 

Speso dipingo il funambolo che tiene tra le sue mani

in un equilibrio precario la Bibbia da una parte

(la Parola di Dio che è sicura e eterna, Roccia ti tutte le età)

e un ombrello, segno di umana fragilità, dall’altra,

segno questo del precario tetto di chi è itinerante nella vita.

 

Un poeta americano ha scritto in una sua poesia musicata:

 

Mamma, ho messo a terra le mie armi.

Non sparerò più.

Quella lunga nube nera sta scendendo.

Mi sento come se stessi bussando

alle porte del Paradiso.

(Bob Dylan- Knocking On Heavens Door)

 

Ora sento più mie le parole dell’apostolo delle genti:

 

Ma quello che poteva essere per me un guadagno,

l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo.

Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità

della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore,

per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose

e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo…

questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro,

corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama

a ricevere lassù, in Cristo Gesù. (Fil 3,7-14)

 

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio,  

i quali sono chiamati secondo il suo disegno (Rom 8,28)