Tu cosa risponderesti?

Caro Bob,

quando ho cominciato a frequentarti, anni fa ormai, mi aveva colpito una cosa di te,che ho notato ancora una volta la settimana scorsa. La tua assoluta sincerità, la naturalezza, la convinzione con cui parli della tua missione, della tua vocazione, del tuo rapporto vivo con Gesù. Si capisce, anche attraverso certi aspetti poco piacevoli del tuo carattere, l’urgenza che senti in te, a volte sofferta, di portare tutti a Cristo, di annunciare con credibilità la Parola.

In te non c’è nulla di finto, non ti atteggi, sei sempre naturale, autentico nel bene e nel male. E questa autenticità si manifesta quando parli di Dio e del tuo lavoro, così come nell’amicizia. Hai messo tutto in discussione, con coraggio e fede, per un qualcosa che, a mio modo di vedere, rappresenta un mistero.

Per scegliere la vita che stai vivendo ci deve essere stato un incontro vero e proprio, un momento in cui hai potuto percepire, accanto a te, reale,  tangibile, inoppugnabile una Presenza, per la quale valeva la pena rischiare. Una Presenza di cui non hai potuto fare a meno di innamorarti e che tu forse non aspettavi. Questa Presenza ha illuminato la tua mente e soprattutto il tuo cuore, portandoti, o docilmente costringendoti, a dirigere verso di Lei i tuoi passi. Quell’ istante deve essere stato vertiginosamente gioioso, forse contrassegnato da solitudine, di certo fonte di dolorose incomprensioni. In seguito a esso tutto, dalle piccole alle grandi cose della tua vita, è cambiato, ha acquistato altro valore, è stato ridimensionato, come quando ci si innamora contraccambiati e ci si sente con stupore riconosciuti per ciò che si è e parte di qualcosa di più grande e di infinitamente bello e stupefacente.

Bene, Bob. Ti prego di non reputare la mia una sorta di bestemmia, ma io, in tutti questi anni, per quanto lo abbia cercato con sincerità, nel modo in cui, di volta in volta, ne sono stato capace, questo Gesù vivo, reale, questa presenza trasformatrice, non l’ho trovata. Lo dico con assoluta onestà dinanzi a me stesso, conscio del fatto di avere cercato e di continuare a cercare.

So già cosa può pensare chi ha fede: “Ma come? Tu hai il cuore duro, sei rigido, apriti”. “Dio ti ama: lascialo entrare in te”. E ancora: “È colpa tua se non ti lasci andare, se non avviene questo incontro. Sei troppo razionale”. E tanto altro.

Mi permetto di dire che trovo tutti questi luoghi comuni, perché nessuno può essere nella parte più profonda e intima di me al punto da giudicare le mie intenzioni e i miei pensieri. Non è avvenuta una conoscenza di carne, ma solo di parole che mi hanno si aiutato, ma non trasformato nel profondo. Non è scoccata la grazia di quella scintilla che, sola, fa la differenza, modificando il nostro angolo visivo e la nostra esistenza.

Ci sono stati poi negli anni, me ne rendo conto ora, episodi che mi hanno segnato, e che tu conosci in parte, costringendomi a interrogarmi. Tre amici si sono suicidati, e due di loro erano sacerdoti.

La loro morte, per me, è un grosso mistero. Erano Suoi prescelti. Uomini, cioè, che Lui aveva voluto per Sè, per diffondere la Sua Parola, il Suo messaggio, e la loro morte, se ci penso, ancora oggi mi sconcerta. Dov’era Dio nel momento in cui si sono tolti la vita? E prima di questo gesto? Cosa li ha portati a scegliere il sacerdozio e poi a una fine così atroce? A volte mi viene da pensare che questa morte contraddica la chiamata, la forza di quell’incontro trasformatore: dov’è l’unzione che dovrebbe proteggere un consacrato proprio perché prescelto? Vedo tanta solitudine: solitudine vera, abbandono. Ho conosciuto bene soprattutto uno di loro (gli avevo chiesto di farmi da “padre” spirituale, da guida) e oggi, pensando a lui, mi domando: la fede aiuta davvero?

Ogni volta che ho partecipato ai tuoi incontri ne sono uscito sicuramente arricchito. Ricordo in modo particolare il primo, durante il quale avevi parlato dello Spirito Santo come fosse una persona vera e propria, in carne e ossa, viva accanto a noi. Questa tua descrizione era stata efficace, ma a distanza di tempo non posso dire che mi abbia aiutato a innamorarmi della Parola, a sentirla più mia, coinvolgendomi fino a smuovere in me qualcosa di nuovo in grado di cambiarmi nel profondo. O forse è ancora latente in me, in qualche angolo della mia anima, in attesa di scoppiare improvvisamente e illuminare di luce nuova la mia esistenza. Non lo so, in tutta onestà.

Nel corso degli anni, mi sono accostato a realtà diverse di preghiera.. E sempre me ne sono allontanato con la sensazione di essere entrato in gruppi che dicevano di volermi accettare per come sono, ma che poi tendevano un po’, forse involontariamente, a manipolarmi. Non mi sentivo a mio agio: a me non interessa parlare in lingue; non credo che un buon cristiano debba essere necessariamente chi segue questo o quel movimento, questo o quel gruppo.

Credo che un buon cristiano sia innanzitutto un uomo, che si sforza giorno per giorno di essere giusto dinanzi a se stesso, e quindi dinanzi a Dio, come ha fatto Gesù per primo. Ho la sensazione che uomini come Terzani (su cui dovremmo forse fare un bel discorso), pur nelle loro incertezze e nonostante abbiano abbracciato per puro caso altre religioni, siano molto più cristiani di tante persone che si professano tali. Non hanno avuto come te la grazia di un incontro rivelatore, ma la loro esistenza, le loro parole, mi hanno dato molto, e hanno arricchito quella sensibilità spirituale che sento forte in me, seppure diversa dalla tua.

Non ho avuto la gioia di un incontro personale e vivificante con Gesù. Se io guardo indietro, alle varie esperienze che ho fatto, soprattutto nel periodo dell’adolescenza, quella che maggiormente mi ha segnato dal punto di vista spirituale è stata la settimana a Taizé, dove ero andato con un gruppo di ragazzi della mia Parrocchia.

In quel villaggio piccolo ma affollatissimo di ragazzi provenienti da tutto il mondo, nonostante il caldo afoso e opprimente di agosto, ho trovato un piccolo segno del divino: il sorriso indifeso, straordinariamente sereno e disarmante di Frere Roger. Nella calma di quegli occhi ho colto, per la prima volta in vita mia, qualcosa che oserei definire “santità”. Non c’era in lui nessun desiderio di convincerci di qualcosa, di portarci a qualcuno, di forzare una conversione. Non voleva insegnarci nulla, eppure, proprio questa umiltà docile, questo silenzio parlavano più di mille parole e insegnamenti e ci invitavano ad andare oltre, ad aprire i nostri cuori, prima di tutto, a quella che è fondamentalmente una fiducia.

Ecco: ciò che io, oggi, ho incontrato nella mia vita, è questa fiducia, questa speranza, che però, per quanto posso dire, non ha un volto.

Io non so Bob come sarà il Paradiso. Ma mi piace pensare che sia proprio un incontro di anime che sono state capaci, nella vita, di credere in qualcosa di bello, di alto; e mi piace anche pensare che questo qualcosa si riveli essere la carne stessa di Gesù, cioè la sua realtà concreta, che ha parlato a tutti, anche a chi non lo ha incontrato, in modi misteriosi.

Caro Bob, spero di non averti annoiato con questa lunga mail, ma ho voluto essere il più chiaro e il più onesto possibile.

Ti abbraccio con amicizia, stima e affetto.

Leonardo

La solitudine: un prezzo da pagare

Sentirsi isolati, incompresi, distanti dagli amici, consumati dal vuoto e dalle perdite è un’esperienza inevitabile. La parola “solitudine” (in inglese loneliness) è stata considerata la più triste parola della lingua inglese. Il suo suono evoca tristezza. Esiste una differenza importante fra solitudine e quiete: la solitudine è un sentimento involontario, non desiderato. L’essere solo, la quiete, è qualcosa di volontario, una scelta deliberata e promuove l’ispirazione. ” Veglio e sono come il passero solitario sul tetto” (Sal 102:6).  Il passero vive in comunità, perché su un tetto? Ha perso il suo compagno? È malato? O è stato espulso dal gruppo?

Si è soli in mezzo alla gente. Si è soli quando si vedono cose che gli altri non vedono (pionieri, innovatori,ecc…) e si è del tutto incompresi.

Nella Bibbia leggiamo di individui soli pur non essendo soli: Giacobbe mentre lotta con Dio; Giuseppe nel pozzo e nella prigione; Mosè nel deserto; Elia sul Monte Carmelo; Giobbe seduto sulle ceneri; Giona nel ventre del pesce; Geremia nel fondo della cisterna.

Lo stesso apostolo delle genti, S.Paolo, fondatore di numerose comunità cristiane attraverso svariate sofferenze (2Cor 11), usato potentemente dal Signore con miracoli e prodigi (2Cor 12,12), scrive così nella sua ultima lettera prima del martirio: Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato! (2Tim 4,16)

Vi sono molti aspetti complessi nella vita poliedrica di Gesù; uno di questi è senz’altro la solitudine.

Fu rifiutato dagli Israeliti:  Venne fra i suoi ma non fu accolto (Gv 1, 11)

Fu considerato un “pazzo” un “fuori di testa” dai suoi stessi familiari più stretti : Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé» (Mc 3,21)

I suoi familiari non credevano in Lui:  I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e và nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifèstati al mondo!». Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. (Gv 7,3-5)

I credenti  cercarono anzitempo di ucciderlo:  All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò (Lc 4,28-30)

I Suoi concittadini di Nazareth non credevano in Lui e lo presero in giro: Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità. (Mt 13,53-58)

I Suoi discepoli non lo capivano: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me» (Mc 9,17-19)

La gente non “rispondeva” alle Sue esortazioni:  Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. (Mt 11,17-19)

Neppure i miracoli lo accreditarono:  Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. (Mt 11,20-21)

Provò l’ingratitudine anche dei miracolati:  Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? (Lc 17,14-17)

Provò l’essere cercato solo per interessi personali:  «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna (Gv 6,26-27)

Il “cassiere” del Team era un ladro:  «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro (Gv 12,5-6) Alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. (Gv 13,28-29)

Nell’ora estrema lo lasciarono solo:  E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? (Mt 26,37-40)

Giuda lo tradì per 30 denari:   Ma Gesù gli disse: «Giuda, tradisci il Figlio dell’uomo con un bacio?» (Lc 22,48)

Tutti i discepoli lo abbandonarono:  In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. (Mt 26,55-56)

Fu deriso e sbeffeggiato:    E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi (Gv 19,2-3)

La folla volle salvare l’omicida Barabba per crocifiggere Lui:  Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.(Lc 23,18-19)

In croce, fu abbandonato anche dal Padre:  E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?» cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46) Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. (2Cor 5,21) Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno (Gal 3,13)

Negli anni ho scoperto nella mia vita personale che servire il Signore e proclamare il Vangelo è accogliere la Grazia, ma è anche pagare il prezzo del rifiuto, della persecuzione, della solitudine.  E’ un Signore che esige tutto.

Sento, vedo e percepisco realtà spirituali che altri non sentono, non vedono e non percepiscono. E’ normale così essere soli.

In più so cosa significhi essere abbandonato (emarginato, diseredato) dalla madre, dal fratello, dai parenti e dagli amici:  Voi sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti e amici (Lc 21,16). Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10,37-39)

Nella tristezza della solitudine, quando anche l’amico più caro ti abbandona: Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa  (Sal 54,13-15) so che non basta cadere a terra (essere abbattuto,atterrato), occorre anche morire (la solitudine è mortificante, presagio di morte).

Eppure è la condizione necessaria  per portare frutto (Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani-Tertulliano):  “Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

Roberto Aita

Pescatori di uomini

Mi sono chiesta e mi chiedo tante volte cosa sarebbe stata la mia vita senza la presenza di Dio. Oppure cosa sarebbe la mia vita senza avere la certezza che Dio mi aiuta,che è sempre dalla mia parte. “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi”?(Rm.8,31)

Dio ha preparato il meglio per me e vuole che io sia felice. Sono passati tanti anni dal giorno che Gesù ha toccato il mio cuore con il Suo amore e attraverso questo articolo voglio ringraziare prima Dio e poi tutte quelle persone che mi testimoniarono il fatto che anch’ io avrei potuto conoscerlo personalmente e che la mia vita sarebbe cambiata con Lui. Sono dispiaciuta  per quelle persone che sono lontane da Lui, non lo conoscono e non sanno quanto Gesù li ami e quanto bene vuole fare per loro.

Persone disperate, sole, che soffrono nell’ anima e nel corpo. Eppure per tutta l’umanità c’è una via d’uscita, e l’unica Via è: Gesù. Ma se nessuno glielo dice come verranno a saperlo? Ecco perché è fondamentale l’evangelizzazione. Proclamare agli altri la grandezza di Dio, dirgli del sacrificio di Gesù sulla croce, che la loro vita può essere trasformata interamente, che la disperazione diventa speranza per tutta l’umanità.  Con questo articolo voglio dire grazie a coloro che mi parlarono di Gesù e grazie a tutti coloro che ogni giorno dedicano la loro vita, il loro tempo, le loro preghiere per far conoscere Gesu’. Il Signore li benedica!

“Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge.

Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge.

Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro (1 Cor.9-20,23).

Per questo dico grazie a tutte le persone che evangelizzando testimoniano con perseveranza e fatica agli altri ,l’amore grande di Dio, che portano agli altri la Vita, la meravigliosa Vita di Dio.

“Ma non faccio nessun conto della mia vita, come se mi fosse preziosa, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affidatomi dal Signore Gesù, cioè di testimoniare del vangelo della grazia di Dio”.(Atti 20,24)

Rizzi Loira

Tutto è possibile a chi crede