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Natale è accogliere il Dono, Natale è essere dono al prossimo. Si riceve il Dono per donare: Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti “ (1Gv 3,18) Prima di condividere l’articolo sulle attitudini errate riguardo il denaro dei credenti, ti ricordiamo che puoi inviare il tuo dono all’Ass.ne attraverso:

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Quattro attitudini errate dei credenti riguardo il denaro.

 1 – Il denaro è sporco (non il mio denaro è sporco, lo è quello degli altri!)

 I più “pseudo spirituali”  (pseudo = falso) definiscono il denaro come lo “sterco del diavolo”. Sono coloro che non vogliono confondere Dio col denaro. Apparentemente giusto. Ma è solo una posa farisaica. In realtà se il denaro è lo “sterco del diavolo” loro stessi ne hanno le mani imbrattate! Semplicemente assumono questa “distanza” per non condividere. In sintesi: non vogliono che il Signore “di tutta la loro vita” chieda loro di condividere anche il denaro. Della serie: toccatemi tutto, ma non il mio….denaro!

Il mondo nel quale viviamo ha la propria “regola d’oro”: chi ha quattrini comanda. Sapevi che la Bibbia insegna quasi la stessa cosa? Il convito è fatto per gioire, il vino rende gaia la vita, ed il denaro risponde a tutto. (Qoelet 10,19)

 Se non credi che questa affermazione sia vera, chiedilo ad una qualsiasi madre di famiglia che deve comperare vestiti per i figli che vanno a scuola. Il denaro  risolve molti dei suoi problemi! Non devi fare altro che rivolgerti a chi non ha nulla da mangiare. Qualcuno mi disse: “Sai, i soldi non hanno alcun valore per me” . “Questo mi dice molto su di te”, fu la mia reazione. “Mi dice che non sai che cosa voglia dire patire la fame” .

I credenti hanno creduto per troppo tempo alle menzogne di satana, ed hanno agito come se i soldi fossero qualcosa di “temibile”. Se sei uno di questi credenti, prendi i seguenti tre versi della Scrittura e scrivili nel tuo cuore.

Ma ricordati dell’Eterno, dell’Eterno tuo:  poichè Egli ti da la forza per acquistare ricchezze, al fine di confer­mare, come fa oggi, il patto che giurò ai tuoi padri. (Dt.8:18 )

 Diletto, io faccio voti che tu prosperi in ogni cosa e stia  sano, come prospera l’anima tua  (3Gv 1)

Quel che fa ricchi è la benedizione dell’Eterno, ed il tormento che uno si dà non le aggiunge nulla. (Prov l0,22)

Non hai alcun bisogno di aver paura dei soldi: le risorse finanziarie non devono essere temute da quelli che sono fedeli. La prosperità è un desiderio di Dio per la tua vita, e finché vi in armonia con i Suoi comandamenti, realizzerai le Sue benedizioni nella tua vita.

2- La povertà è indice di spiritualità  (non la mia povertà è buona,  ma quella degli altri!)

 Ma la Parola di Dio non è in difesa della povertà! La maggior parte dei credenti opera nell’ ottica della povertà e spesso in modo ipocrita perché provano vergogna a dire che sono prosperi negli ambienti cristiani! Conosco credenti che vivono quasi con imbarazzo il fatto di essere ricchi! Esibiscono senza alcuna remora la loro ricchezza nella società, ma agiscono con “eccessiva discrezione” nella Chiesa…Paura di essere giudicati e paura di dover condividere.

Conosco personalmente milionari credenti che riescono a piangere miseria a tal punto che io sono tentato di proporre loro un’offerta!   S. Paolo parla della ricchezza della gloria della Sua eredità nei santificati (Ef. 1:18). La parola ricchezza in questo verso è la traduzione del greco ploutos. È una specie di parola-base che significa “riempire”.  Letteralmente  vuol  dire “soldi, possessioni”. In senso figurato indica “abbondanza, ricchezze, donazioni di valore”.  Se leggiamo ad esempio la lettera di S.Paolo a Filemone scopriamo che l’Apostolo si rivolge a un uomo ricco senza condannare minimamente la Sua spiritualità!

Oppure vediamo come nella stessa vita di S.Paolo, durante il suo ministero, non ha mai collegato la sua spiritualità alla povertà: “Ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4,12-13)

3 –  La povertà  è felicità (non la mia felicità, quella degli altri!)

La prosperità da sola non ti renderà mai felice, ma neanche la povertà. Se i ricchi commettono suicidio, si drogano, si ubriacano e divorziano,  i poveri fanno lo stesso! Non c’è niente di santo o di allegro nell’essere poveri. La felicità non ha proprio nulla a che fare con la presenza o l’assenza di beni materiali, ma l’infelicità può venire anche dalla mancata soddisfazione di alcuni bisogni materiali, quali il mangiare, il vestire, l’alloggio.

La felicità ha a che fare innanzi tutto con la vita interiore della persona. Se la tua vita interiore è lontana dal Signore sarai comunque una persona infelice, sia che tu abbia o che non abbia le cose materiali! Insomma, né soldi, né penuria di soldi, potranno cambiare la tua vita interiore.  La  povertà non ti farà mai né santo né felice. Però, se prosperi e se la tua vita interiore è sotto il controllo di Cristo, lo Spirito di Cristo, che è in te, avrà un influsso sul modo come spendi le tue risorse. Sarai in grado di soddisfare non solo i tuoi bisogni primari e secondari, ma sarai in grado di sostenere finanziariamente progetti missionari e solidali al prossimo in necessità.

I soldi che darai ti porteranno tanta felicità, perché sai che in questo modo adempi il proposito per cui Dio te li ha dati. Né la povertà, né la ricchezza può farti felice: la felicita viene solo da Gesù Cristo. Però, una volta che Gesù Cristo è diventato il Signore della tua vita, sarai in grado di portare tanta felicità al corpo di Cristo con i soldi che offrirai per la diffusione del Vangelo. Deciditi, quindi, di cominciare ora a prosperare e a star bene. Man mano che dai a Dio, Egli ti restituirà i soldi affinché tu possa dare di nuovo per l’opera Sua.

4 – A Dio non importa nulla dei soldi (non dei miei, ma solo dei soldi degli altri!)

 Per Dio i soldi hanno importanza, ma non come pensa il mondo! I suoi modi di operare sono diversi da quelli del mondo.  Il modo attraverso il quale il mondo guarda ad una donazione o ad un dono è completamente diverso da quello di Dio. Nella società umana, i benefattori che fanno grosse donazioni finanziarie per progetti caritatevoli vengono onorate con targhe commemorative,  edifici o padiglioni d’ospedali che portano il loro nome. Queste persone ricevono spesso onori  e  riconoscimenti  visibili che  danno un senso di gratificazione per le donazioni eccezionali che hanno fatto! Anche Dio prende nota delle risorse finanziarie che vengono donate, ma in un modo completamente diverso! Come la povera vedova del Vangelo che offrì i due spiccioli. Molte altre persone gettarono nella cassa del tempio somme infinitamente superiori, ma Dio onorò la vedova perché in effetti lei aveva dato a Lui molto di più.

Gesù osservò molto attentamente quello che aveva fatto la vedova. Tanto che chiamò a sé i discepoli perché ne fossero al corrente anche loro. Poi commentò apertamente davanti a tutti: In verità io vi dico che questa povera vedova ha gettato nella cassa delle offerte più di tutti gli altri; poiché tutti hanno gettato del loro superfluo; ma costei del suo necessario, vi ha gettato tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere.  (Mc 12:43,44)

Nota la differenza fra le seguenti affermazioni: il mondo vede quanto dai. Dio vede quanto ti rimane dopo che hai dato!  Quello che ti rimane dopo che hai dato misura davvero la tua generosità!

Egli ti darà indietro più di che ti serve per appagare le tue esigenze. Inoltre avrai abbastanza perché tu possa dare ancora per l’opera Sua. Dio ha così tanto interesse per le tue condizioni finanziarie che, se sarai obbediente alle Sue istruzioni sul dare e sul ricevere e se  tu Gli permetti di disporre senza restrizioni delle tue risorse, comincerà ad operare immediatamente per cambiare in meglio la tua situazione economica. Egli ti tirerà fuori dai debiti e ti farà prosperare. Il modo più sicuro per cavarsi fuori dai debiti e dalle difficoltà è di dare a Dio.

Non importa se al momento finanziariamente navighi in brutte acque, o se il tuo modo di dare per l’opera del Signore finora non è avvenuto secondo le regole bibliche, purché ora sia disposto ad obbedire al Signore e a dare come Lui comanda, i tuoi problemi finanziari si trasformeranno in benedizioni finanziarie. Dio da sempre indietro quello che Gli diamo, ed anche di più.

Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura pigiata, scossa, traboccante, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi.  (Lc 6:38).

Concludendo:

il denaro in sè non è buono, nè cattivo. In sè stesso non è pericoloso, nè utile. E’ semplicemente un mezzo. Dipende da chi lo usa: questo fa la differenza. Secondo la Scrittura noi non siamo proprietari di nulla, neanche del denaro nelle nostre tasche: siamo solo degli amministratori di cose che appartengono a Lui. Nudi siamo venuti al mondo e nudi torneremo a Lui: risponderemo a Lui come avremo amministrato ogni cosa, denaro compreso.

Roberto  Aita

Insisti in ogni occasione

Quando NON pensiamo di aver raccolto dei frutti da una semina del passato, in realtà il Signore poi ci concede la gioia di vedere i frutti che abbiamo a suo tempo seminato. In questo caso di Mariella, dopo ben 25 anni!

E’ proprio vero ciò che dice il Signore: Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù… annunzia la parola,  insisti  in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta… Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà  più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa,  gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. (2Tim 4,1-4)

Insisti, dice S.Paolo.

I sinonimi di insistere sono: perseverare, tener duro, ostinarsi, impuntarsi, ripetere, sottolineare,ecc…  Sono termini che spiegano ciò che non si dovrebbe fare, cioè: cedere, lasciar perdere, rinunciare, desistere, soprassedere,ecc…

Io e la mia famiglia abbiamo conosciuto Mariella 25 anni fa a Biella, quando le fu assegnata la cattedra in lettere presso un Istituto Tecnico locale. Ci contattò attraverso amici comuni e iniziò a frequentare i nostri incontri come Ass.ne GER a Biella e si inserì benissimo nel clima di libertà nello Spirito che contrassegnava i nostri incontri. Si stabilì una confidenza, al punto che ancora qualche giorno fa mia figlia Grazia, ricordando una sera che venne a cena da noi, le insegnò una filastrocca da giocare con la palla al muro.

Poi ottenne il trasferimento nella città pugliese da cui proveniva e perdemmo ogni contatto (eravamo, tra l’altro nell’epoca pre-internet,ecc…) per tantissimi anni.

Solo la scorsa settimana, Mariella mi scrive una graditissima mail (il  ri- contatto dopo quasi 25 anni!). E’ stata una gioia per tutti noi, poterci sentire e rivedere via Skype, raccontarci molte cose accadute negli anni, ricordando i vecchi amici e condividendo il percorso col Signore.

Quello che mi ha reso felice, è stato sapere che tutto quello che era stato seminato anni fa nel cuore di Mariella, attraverso la Sua Parola, ha potuto aiutarla ad affrontare situazioni difficili nella sua vita, così come racconta nella sua video testimonianza:

Non c’è gioia più grande per me, vedere che ciò che si è seminato negli anni, porta frutto. Ciò che che si è seminato a suo tempo nella vita di Mariella, ha portato frutto. Seminare la Parola è difficile e costa tempo ed energie e questa semina è fatta di insistenza e perseveranza. Non sempre ne vediamo e ne cogliamo i frutti; a volte vi è una lunga distanza tra la semina e il raccolto, ma quando questo accade, mi riempie di gioia.

Tra l’altro, gioia nelle gioie, è stata quella di scoprire che ciò che Mariella aveva fatto sua della libertà in Cristo, le ha impedito di venire schiavizzata da uno “spirito settario” in una comunità che lei aveva frequentato. Quei semi di libertà nello Spirito l’hanno aiutata a dire “no” alle manipolazioni mentali che questo gruppo settario imponeva ai suoi adepti. E’ motivo di ulteriore gioia sapere che Mariella è impegnata nella sua realtà locale nell’evangelizzazione attraverso la musica, organizzando concerti di musica cristiana aconfessionali, aperti a tutti, senza steccati o barriere religiose.

La libertà in Cristo non è anarchia (come alcuni pensano erroneamente, per fare quello che vogliono. Troppi credenti confondono il “buonismo” con l’Amore vero). La libertà in Cristo è camminare nella Sua Parola che ci permette di conoscere la Verità e questa ci rende davvero liberi. Non c’ è autentica libertà, senza la verità. Non c’è verità senza perseveranza nella Sua Parola.

Ecco perchè, da sempre, come Ass.ne GER divulghiamo la Parola di Dio senza compromessi. Ecco perchè offriamo la possibilità delle 4D (Docilità, Distacco, Decima e Discepolato), 4 Passi fondamentali che determinano la differenza tra chi crede (credente) e discepolo. Gesù ci chiede di esserGli discepoli, non solo credenti (anche il diavolo crede!).

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa,  gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. (2Tim 4,1-4)

Volgersi alle favole. E’ proprio così. Oggi all’interno della cristianità dilagano molte “favole”, che molti amano, perchè più “comode” del Vangelo scomodo di Gesù. Quando sento parlare di “pace universale” (giusto per dire un argomento) da persone che dovrebbero, dico dovrebbero, dopo vent’anni di cammino sulla Parola, aver fatto propri gli insegnamenti dell’Apocalisse (tra gli altri) allora è proprio vero che in questi vincono le “favole”.

Ma chissà, al contrario, quante persone come Mariella, che nel tempo hanno conservato la Parola in loro, e di cui non abbiamo più notizie, danno Gloria a Dio attraverso le loro vite, e ringraziano Germission, anche a nostra insaputa.

Roberto Aita

Caro Leo

Caro Leo,

rinnovandoti (ripeto: rinnovandoti) di cuore l’amicizia che ci lega da anni e nel tentativo (ripeto: tentativo) di darti una “scossa positiva”  (ripeto: positiva)  non solo al contenuto profondo della tua mail, ma alla tua vita intera, mi permetto, data la confidenza tra noi di scriverti la mia risposta.

Hai già ricevuto diversi commenti postati sul blog alla tua mail.  E’ stata apprezzata per i contenuti sinceri e “alti”. Hai suscitato un significativo interesse e ognuno da parte sua, con il proprio commento,ha voluto o cercato di aiutarti. Nessuno ha la Risposta, ma ci hanno provato 🙂

Pensieri e sentimenti nobili di chi cerca il volto di Dio.

Ma Leo, tu lo sai, abbiamo concordato di postare la tua mail “tagliata”. Tagliata. Perchè? Semplice: perchè avevi dato una risposta personale  a una mia mail a te di qualche giorno prima (copio testualmente la parte tagliata da Bob a Leo ):

Bob a Leo:  Hai detto di non volerti “impegnare” in nessuna realtà per rimanere libero. Concordo. Ma, come sai, non siamo un “gruppo” o “comunità” classica, per cui la tua libertà di “collaborare” a Germission, come lo è per tutti coloro che già collaborano, non viene minimamente intaccata. Aderendo infatti alle 4D dei GerPartner (distacco, da sè, distacco dagli altri, decima e discepolato)prima di essere un Impegno verso GerMission, è un Impegno verso il Signore, Impegno personale. Cosa ti trattiene dall’aderire?

Tu Leo, mi hai risposto con la mail che abbiamo concordato di postare  sul blog, tolta la parte “epurata” questa tua risposta alla mia domanda di cui sopra (cito testualmente):

Leo a Bob:  La ragione fondamentale per cui non aderisco in pieno a Ger è proprio questa: non ho avuto la gioia di un incontro personale e vivificante con Gesù, quindi non sono un testimone credibile. Io non aderirei per fiducia in una persona che non ho incontrato, ma per Bob Aita, che ha fatto di queste quattro D il suo stile di vita.

 Leo,  questo è il punto vero !

Qui Leo, perdonami,  esprimo “un aspetto poco piacevole del mio carattere” come hai scritto tu. Necessariamente poco piacevole per te. Nella mia risposta a te, non c’è risentimento, ironia o sarcarsmo, c’è l’estremo (ripeto: estremo) tentativo di avvicinarti a Dio in modo radicale e concreto. E’ il tentativo (ripeto: tentativo) di farti uscire da questa “evanescenza” spirituale e umana che ti avvolge. Ti chiedo scusa, ma che amici siamo se non posso esprimermi con confidenza e franchezza nei tuoi confronti?

La verità acclarata è che il tuo problema è il rapporto col denaro. Delle 4 D non ti disturbano la docilità, il distacco o il discepolato, ma quello che ti disturba profondamente è la decima.

Non preoccuparti, non sei il solo. Fai parte della maggioranza: sei in buona compagnia. Ogni 100 persone che incontro e che mi esprimono come te negli anni “amicizia, stima e affetto” solo una è disposta a offrire al Signore la decima (1 su 100 è sempre meglio di “uno su mille ce la fa” 🙂 Le alte “vette spirituali” di cui scrivi, si infrangono al cospetto della decima. Qui è il tasto dolente, amico mio. E lo sai. Il tuo problema è il denaro.

Leo carissimo, perdonami se nella mia franchezza appaio “spiacevole”. So che quando parlo come Dio parla attraverso le Scritture, sono più urticante di un paio di mutande di cartavetrata ! Mi pare che anche Gesù fosse così “spiacevole” da essere messo in croce ben prima del Calvario: la verità che rende liberi, quando viene rifiutata deve essere “annacquata” nel politicamente corretto. Non tu Leo, ma sono molti i credenti, aderenti ai vari circoli cristiani, che pensano in fondo che “Gesù sia morto per un colpo di freddo”!

La verità del vangelo è rivoluzionaria e i credenti (o coloro che lo cercano come te) preferiscono dormire, trastullandosi con le fantasie spirituali o pseudo masturbazioni mentali.  Un vescovo indiano diceva: quando Gesù passava nei villaggi, accadeva una rivoluzione con guarigioni, conflitti e persecuzioni. Quando passo io mi offrono una tazza di thè”.

Lo sai Leo, ci conosciamo da anni. Tutte le volte che abbiamo preso insieme una birra al bar, la tua stessa mano che prontamente afferrava il boccale, è sempre stata poi come “paralizzata” nell’aprire il portafogli. Ti ho sempre offerto io la birra con gioia e continuerò a farlo. Perchè io sono ricco. Lo so. Sono ricco nel donare, sono ricco nel ricevere. il Signore mi ha dato molto e io ho dato molto a Lui. Lui è impareggiabile, ma io provo a eguagliarlo. Cerco l’eccellenza (non il cardinale di turno, che non sempre eccelle nel bene) ma il meglio con Dio.

Leo, non rattristarti per le mie parole. Sei parte della maggioranza e nei paesi democratici come il nostro, la maggioranza vince. Nel mondo vince la maggioranza, nel Regno di Dio vince la minoranza, perchè sono pochi quelli che entrano per la “via stretta”. E’ più comoda la via larga, anche se conduce in tutt’altra direzione.

a.s.a. : un nuovo conio.  Il denaro: un problema per molti, anche molti credenti (sic). Mi permetto di dirti che comunque hai coniato una nuova moneta: “amicizia, stima e affetto”. Un nuovo conio: a.s.a. Altro che le criptomonete e bitcoin!

Leo, come scritto sopra, per un credente che riesce a colmare la distanza che separa il cuore (parte nobile) dal portafoglio (vil denaro), ve ne sono 99 che non ce la fanno proprio. E’ una cosa più forte di loro e devono arrangiarsi a “giustificare” in mille modi diversi questa “incongruenza”: vogliono dare tutta la loro vita a Dio e conoscerlo, ma non vogliono che Dio metta il Suo naso nel loro portafoglio. Parlano di “alte vette spirituali” ma poi cascano sul “vil denaro” da cui fanno una fatica improba a condividere. Hanno imparato a tenere le cose distinte: offrono “stima, amicizia e affetto”, mai il denaro. Stima, amicizia e affetto probabilmente costano meno, mio Leo.

Io ringrazio ogni giorno quel 1% che prega, crede e dona alla Mission. Li ringrazio anche di persona, perchè pregano, credono e donano a GerMission. Ma che dire dei 99 credenti su 100 che incontro e offrono alla Mission le “briciole” e a volte neppure quelle?   Si credono molto generosi nei confronti della Mission offrendomi il nuovo conio: “stima, amicizia e affetto” (a.s.a.)?

Ma ti confesso alcune cose Leo:      

 Ogni volta che ho provato a pagare il pieno di gasolio per l’auto con questo nuovo conio (a.s.a) non l’hanno mai accettato: il gestore di ogni distributore mi ha sempre chiesto il “vil denaro”. Strano.

 Ogni volta che abbiamo affrontato spese per i viaggi, gli spostamenti, le sale, le chiese, gli strumenti, i media per l’evangelizzazione, non ho mai potuto pagare col nuovo conio (a.s.a). Mai.

Ogni volta che nel corso degli anni, che ho fatto la spesa, ogni volta che ho pagato le tasse universitarie dei miei figli, ogni volta che ho pagato le bollette, ogni volta che ho dovuto cambiare l’auto, non so perchè ma mai nessuno ha accettato di essere pagato con “stima, amicizia e affetto”. Mai. Strano.

Leo, anche quando sei stato invitato a cena a casa nostra, non so il perchè, ma nessuno mai ha accettato il mio pagamento dei vini e dei cibi per i graditissimi ospiti, tu compreso, pagando con “stima, amicizia e affetto”. Mai. Ho sempre dovuto pagare col “vil denaro”. Strano. Molto strano, non trovi?

Tu Leo sei un dipendente. Pensa se il tuo datore di lavoro il 27 di ogni mese ti dicesse: Leo, ti ammiro molto e apprezzo tantissimo il tuo lavoro. Non ti pago col “vil denaro”, ma ti ricompenso con “stima, amicizia e affetto”. Certamente saresti felice. Ah, che gioia! Usciresti felice con le tasche piene di a.s.a e ancor più felice di non avere un euro! Come goderesti! Del resto tu non  lavori per il “vil denaro” ma per i “nobili sentimenti” e le “elevate ricerche di Dio” e con quelli ti manteni dignitosamente!

Leo sei vicino alla cinquantina e dovresti aver capito che la vita costa. Una donna costa. Se la inviti a cena, costa. Se le compri un mazzo di fiori, costa. Se le regali un anello, costa. Se poi la sposi, costa. Se hai dei figli, costano. Ma tu no. Tu paghi con “stima, amicizia e affetto” e forse, dico forse, è uno dei motivi per cui una donna non ce l’hai.

 

Sono sgradevole e spiacevole nel dirti queste cose. Lo so. Ma se non te le dico io queste cose, data la confidenza che ci lega da anni, chi te le può dire?

Anche S Paolo era ricompensato da molti credenti solo con “stima, amicizia e affetto”.  Lo scrive ai Corinti (1Cor 9,9; 1Tim 5,18) con toni piuttosto forti (anche lui aveva aspetti poco piacevoli del suo carattere, tanto da scrivere ai Galati che era meglio evirarsi Gal 5,12). Ma anche lui aveva dei credenti che offrivano denari per sostenere la sua missione ( Fil 4,14-17). Anche Gesù e i suoi erano sostenuti nella missione coi denari (Lc 8) Altro che gli a.s.a che usi tu….

Un Signore che non è capace di guarire la tua mano paralizzata nel donare, come farà a toccare il tuo cuore che è ben più importante ?

Ripeto: sei parte della maggioranza. Consolati. Secondo molti, la distanza che separa la parte nobile del cuore dalla parte vile del portafoglio, và conservata. Per questo molti credenti che paiono così “mistici e spirituali” sono poi incapaci a condividere i loro beni, Mi chiedo solo se questo renda più ricchi o il contrario. Stando al Vangelo se non si colma questa distanza, si è poveri.

Gesù dice: “Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio” (Lc 20,25) ma la maggioranza preferisce avere la coscienza a posto solo con Cesare (tasse, tributi, doveri,ecc…) . Del dare la propria parte a Dio (offerte, decima, generosità, ecc…) non gliene frega proprio nulla (sic!)

Leo, ti invito al solito bar quando ci incontreremo. Spero di non averti offeso. Non credo, perchè sai che ho aspetti poco piacevoli del mio carattere….ma almeno un carattere ce l’ho. Potresti essere l’incarnazione del proverbio: Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io (scherzoooooo 🙂

Non preoccuparti: la prossima volta, al solito bar, dopo la birra, alla cassa, sarà sempre la mia mano più sana della tua a pagare. Tenterò ancora a pagare con “stima, amicizia e affetto”, ma dopo uno sguardo inequivocabile del barista, temo che mi toccherà ancora pagare coi denari. Ma lo farò con gioia, perchè stare con te è la cosa più importante. Tutto il resto crepi! Anzi, crepi l’avarizia!

 Un abbraccio forte,

Bob

Tu cosa risponderesti?

Caro Bob,

quando ho cominciato a frequentarti, anni fa ormai, mi aveva colpito una cosa di te,che ho notato ancora una volta la settimana scorsa. La tua assoluta sincerità, la naturalezza, la convinzione con cui parli della tua missione, della tua vocazione, del tuo rapporto vivo con Gesù. Si capisce, anche attraverso certi aspetti poco piacevoli del tuo carattere, l’urgenza che senti in te, a volte sofferta, di portare tutti a Cristo, di annunciare con credibilità la Parola.

In te non c’è nulla di finto, non ti atteggi, sei sempre naturale, autentico nel bene e nel male. E questa autenticità si manifesta quando parli di Dio e del tuo lavoro, così come nell’amicizia. Hai messo tutto in discussione, con coraggio e fede, per un qualcosa che, a mio modo di vedere, rappresenta un mistero.

Per scegliere la vita che stai vivendo ci deve essere stato un incontro vero e proprio, un momento in cui hai potuto percepire, accanto a te, reale,  tangibile, inoppugnabile una Presenza, per la quale valeva la pena rischiare. Una Presenza di cui non hai potuto fare a meno di innamorarti e che tu forse non aspettavi. Questa Presenza ha illuminato la tua mente e soprattutto il tuo cuore, portandoti, o docilmente costringendoti, a dirigere verso di Lei i tuoi passi. Quell’ istante deve essere stato vertiginosamente gioioso, forse contrassegnato da solitudine, di certo fonte di dolorose incomprensioni. In seguito a esso tutto, dalle piccole alle grandi cose della tua vita, è cambiato, ha acquistato altro valore, è stato ridimensionato, come quando ci si innamora contraccambiati e ci si sente con stupore riconosciuti per ciò che si è e parte di qualcosa di più grande e di infinitamente bello e stupefacente.

Bene, Bob. Ti prego di non reputare la mia una sorta di bestemmia, ma io, in tutti questi anni, per quanto lo abbia cercato con sincerità, nel modo in cui, di volta in volta, ne sono stato capace, questo Gesù vivo, reale, questa presenza trasformatrice, non l’ho trovata. Lo dico con assoluta onestà dinanzi a me stesso, conscio del fatto di avere cercato e di continuare a cercare.

So già cosa può pensare chi ha fede: “Ma come? Tu hai il cuore duro, sei rigido, apriti”. “Dio ti ama: lascialo entrare in te”. E ancora: “È colpa tua se non ti lasci andare, se non avviene questo incontro. Sei troppo razionale”. E tanto altro.

Mi permetto di dire che trovo tutti questi luoghi comuni, perché nessuno può essere nella parte più profonda e intima di me al punto da giudicare le mie intenzioni e i miei pensieri. Non è avvenuta una conoscenza di carne, ma solo di parole che mi hanno si aiutato, ma non trasformato nel profondo. Non è scoccata la grazia di quella scintilla che, sola, fa la differenza, modificando il nostro angolo visivo e la nostra esistenza.

Ci sono stati poi negli anni, me ne rendo conto ora, episodi che mi hanno segnato, e che tu conosci in parte, costringendomi a interrogarmi. Tre amici si sono suicidati, e due di loro erano sacerdoti.

La loro morte, per me, è un grosso mistero. Erano Suoi prescelti. Uomini, cioè, che Lui aveva voluto per Sè, per diffondere la Sua Parola, il Suo messaggio, e la loro morte, se ci penso, ancora oggi mi sconcerta. Dov’era Dio nel momento in cui si sono tolti la vita? E prima di questo gesto? Cosa li ha portati a scegliere il sacerdozio e poi a una fine così atroce? A volte mi viene da pensare che questa morte contraddica la chiamata, la forza di quell’incontro trasformatore: dov’è l’unzione che dovrebbe proteggere un consacrato proprio perché prescelto? Vedo tanta solitudine: solitudine vera, abbandono. Ho conosciuto bene soprattutto uno di loro (gli avevo chiesto di farmi da “padre” spirituale, da guida) e oggi, pensando a lui, mi domando: la fede aiuta davvero?

Ogni volta che ho partecipato ai tuoi incontri ne sono uscito sicuramente arricchito. Ricordo in modo particolare il primo, durante il quale avevi parlato dello Spirito Santo come fosse una persona vera e propria, in carne e ossa, viva accanto a noi. Questa tua descrizione era stata efficace, ma a distanza di tempo non posso dire che mi abbia aiutato a innamorarmi della Parola, a sentirla più mia, coinvolgendomi fino a smuovere in me qualcosa di nuovo in grado di cambiarmi nel profondo. O forse è ancora latente in me, in qualche angolo della mia anima, in attesa di scoppiare improvvisamente e illuminare di luce nuova la mia esistenza. Non lo so, in tutta onestà.

Nel corso degli anni, mi sono accostato a realtà diverse di preghiera.. E sempre me ne sono allontanato con la sensazione di essere entrato in gruppi che dicevano di volermi accettare per come sono, ma che poi tendevano un po’, forse involontariamente, a manipolarmi. Non mi sentivo a mio agio: a me non interessa parlare in lingue; non credo che un buon cristiano debba essere necessariamente chi segue questo o quel movimento, questo o quel gruppo.

Credo che un buon cristiano sia innanzitutto un uomo, che si sforza giorno per giorno di essere giusto dinanzi a se stesso, e quindi dinanzi a Dio, come ha fatto Gesù per primo. Ho la sensazione che uomini come Terzani (su cui dovremmo forse fare un bel discorso), pur nelle loro incertezze e nonostante abbiano abbracciato per puro caso altre religioni, siano molto più cristiani di tante persone che si professano tali. Non hanno avuto come te la grazia di un incontro rivelatore, ma la loro esistenza, le loro parole, mi hanno dato molto, e hanno arricchito quella sensibilità spirituale che sento forte in me, seppure diversa dalla tua.

Non ho avuto la gioia di un incontro personale e vivificante con Gesù. Se io guardo indietro, alle varie esperienze che ho fatto, soprattutto nel periodo dell’adolescenza, quella che maggiormente mi ha segnato dal punto di vista spirituale è stata la settimana a Taizé, dove ero andato con un gruppo di ragazzi della mia Parrocchia.

In quel villaggio piccolo ma affollatissimo di ragazzi provenienti da tutto il mondo, nonostante il caldo afoso e opprimente di agosto, ho trovato un piccolo segno del divino: il sorriso indifeso, straordinariamente sereno e disarmante di Frere Roger. Nella calma di quegli occhi ho colto, per la prima volta in vita mia, qualcosa che oserei definire “santità”. Non c’era in lui nessun desiderio di convincerci di qualcosa, di portarci a qualcuno, di forzare una conversione. Non voleva insegnarci nulla, eppure, proprio questa umiltà docile, questo silenzio parlavano più di mille parole e insegnamenti e ci invitavano ad andare oltre, ad aprire i nostri cuori, prima di tutto, a quella che è fondamentalmente una fiducia.

Ecco: ciò che io, oggi, ho incontrato nella mia vita, è questa fiducia, questa speranza, che però, per quanto posso dire, non ha un volto.

Io non so Bob come sarà il Paradiso. Ma mi piace pensare che sia proprio un incontro di anime che sono state capaci, nella vita, di credere in qualcosa di bello, di alto; e mi piace anche pensare che questo qualcosa si riveli essere la carne stessa di Gesù, cioè la sua realtà concreta, che ha parlato a tutti, anche a chi non lo ha incontrato, in modi misteriosi.

Caro Bob, spero di non averti annoiato con questa lunga mail, ma ho voluto essere il più chiaro e il più onesto possibile.

Ti abbraccio con amicizia, stima e affetto.

Leonardo

La solitudine: un prezzo da pagare

Sentirsi isolati, incompresi, distanti dagli amici, consumati dal vuoto e dalle perdite è un’esperienza inevitabile. La parola “solitudine” (in inglese loneliness) è stata considerata la più triste parola della lingua inglese. Il suo suono evoca tristezza. Esiste una differenza importante fra solitudine e quiete: la solitudine è un sentimento involontario, non desiderato. L’essere solo, la quiete, è qualcosa di volontario, una scelta deliberata e promuove l’ispirazione. ” Veglio e sono come il passero solitario sul tetto” (Sal 102:6).  Il passero vive in comunità, perché su un tetto? Ha perso il suo compagno? È malato? O è stato espulso dal gruppo?

Si è soli in mezzo alla gente. Si è soli quando si vedono cose che gli altri non vedono (pionieri, innovatori,ecc…) e si è del tutto incompresi.

Nella Bibbia leggiamo di individui soli pur non essendo soli: Giacobbe mentre lotta con Dio; Giuseppe nel pozzo e nella prigione; Mosè nel deserto; Elia sul Monte Carmelo; Giobbe seduto sulle ceneri; Giona nel ventre del pesce; Geremia nel fondo della cisterna.

Lo stesso apostolo delle genti, S.Paolo, fondatore di numerose comunità cristiane attraverso svariate sofferenze (2Cor 11), usato potentemente dal Signore con miracoli e prodigi (2Cor 12,12), scrive così nella sua ultima lettera prima del martirio: Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato! (2Tim 4,16)

Vi sono molti aspetti complessi nella vita poliedrica di Gesù; uno di questi è senz’altro la solitudine.

Fu rifiutato dagli Israeliti:  Venne fra i suoi ma non fu accolto (Gv 1, 11)

Fu considerato un “pazzo” un “fuori di testa” dai suoi stessi familiari più stretti : Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé» (Mc 3,21)

I suoi familiari non credevano in Lui:  I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e và nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifèstati al mondo!». Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. (Gv 7,3-5)

I credenti  cercarono anzitempo di ucciderlo:  All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò (Lc 4,28-30)

I Suoi concittadini di Nazareth non credevano in Lui e lo presero in giro: Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità. (Mt 13,53-58)

I Suoi discepoli non lo capivano: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me» (Mc 9,17-19)

La gente non “rispondeva” alle Sue esortazioni:  Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. (Mt 11,17-19)

Neppure i miracoli lo accreditarono:  Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. (Mt 11,20-21)

Provò l’ingratitudine anche dei miracolati:  Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? (Lc 17,14-17)

Provò l’essere cercato solo per interessi personali:  «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna (Gv 6,26-27)

Il “cassiere” del Team era un ladro:  «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro (Gv 12,5-6) Alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. (Gv 13,28-29)

Nell’ora estrema lo lasciarono solo:  E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? (Mt 26,37-40)

Giuda lo tradì per 30 denari:   Ma Gesù gli disse: «Giuda, tradisci il Figlio dell’uomo con un bacio?» (Lc 22,48)

Tutti i discepoli lo abbandonarono:  In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. (Mt 26,55-56)

Fu deriso e sbeffeggiato:    E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi (Gv 19,2-3)

La folla volle salvare l’omicida Barabba per crocifiggere Lui:  Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.(Lc 23,18-19)

In croce, fu abbandonato anche dal Padre:  E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?» cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46) Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. (2Cor 5,21) Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno (Gal 3,13)

Negli anni ho scoperto nella mia vita personale che servire il Signore e proclamare il Vangelo è accogliere la Grazia, ma è anche pagare il prezzo del rifiuto, della persecuzione, della solitudine.  E’ un Signore che esige tutto.

Sento, vedo e percepisco realtà spirituali che altri non sentono, non vedono e non percepiscono. E’ normale così essere soli.

In più so cosa significhi essere abbandonato (emarginato, diseredato) dalla madre, dal fratello, dai parenti e dagli amici:  Voi sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti e amici (Lc 21,16). Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10,37-39)

Nella tristezza della solitudine, quando anche l’amico più caro ti abbandona: Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa  (Sal 54,13-15) so che non basta cadere a terra (essere abbattuto,atterrato), occorre anche morire (la solitudine è mortificante, presagio di morte).

Eppure è la condizione necessaria  per portare frutto (Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani-Tertulliano):  “Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

Roberto Aita