Il riposo dell’anima

 

 

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni. (Sal 23)

 

E’ il mio Pastore. Si racconta che due uomini furono chiamati in un grande auditorium per recitare questo Salmo. Uno era un noto oratore e bravo nella recitazione. Egli declamò Il Salmo in un modo tanto efficace, che quando terminò la lettura, tutti lo applaudirono e gli chiesero persino un bis, per poter ascoltare ancora la sua meravigliosa performance.  Poi, l’altro uomo, che era molto più vecchio, ripeté le stesse parole, ma quando terminò, nessun rumore si sentì nell’auditorio. La gente era commossa e stava piangendo. Allora il primo uomo si alzò e disse: “Ho una confessione da fare: la differenza tra quello che voi avete appena udito dal mio vecchio amico e quello che avete udito da me è questa: io conosco il Salmo, mentre il mio amico conosce il Pastore”.

Mi fa riposare. È indubbio che ogni persona è alla ricerca di riposo, del riposo dell’anima. Fa riflettere il dato fornito ultimamente da alcune case farmaceutiche: gli ansiolitici e similari sono fra i farmaci a più largo consumo. L’ansietà, la depressione colpisce un individuo su tre e non risparmia neppure i ragazzi in età preadolescenziale. È di riposo, ciò di cui l’uomo ha oggi bisogno. Gesù è il solo che può darlo: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (Matteo 11:28-30).

Tu sei con me.  Un’insegnante di una scuola elementare di periferia, che di frequente balzava sulle cronache dei giornali, causa l’alta percentuale di delinquenza minorile, trovava difficoltà a gestire la classe. Molti di questi ragazzi avevano i genitori in carcere o erano latitanti e ricercati dalla polizia. Un giorno la maestra chiese ai suoi alunni di disegnare qualcosa per loro importante. La maggior parte disegnò tavole imbandite di cibi e dolci. L’insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da uno di questi: una semplice mano disegnata in maniera infantile. “Ma la mano di chi e?” chiese la maestra. I ragazzi cercarono di dare una risposta: “Secondo me è la mano di un contadino che ci porta da mangiare” disse un bambino, di “un pugile” disse un altro; “la mano di un ladro” disse un ragazzo con lo sguardo da furbetto. L’insegnante si chinò sul banco del ragazzo che aveva fatto quel disegno e domandò di chi fosse la mano: “È la tua mano, maestra” mormorò il bambino. “Tutti i giorni tu prendi la mia mano e mi accompagni all’uscita. Lo so che lo fai con tutti, ma per me vuole dire tanto, perché quando sento che la tua mano stringe forte la mia, mi sento protetto”. Allo stesso modo il Signore afferra la mano di chiunque pone in Lui la sua fiducia: “Ma pure, io resto sempre con te; tu mi hai preso per la mano destra” (Sal 73:23). il Vangelo termina con questa promessa di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Mt 28:20).

Sotto gli occhi dei miei nemici.  Nei pascoli d’Israele crescono piante velenose che sono mortali per le pecore, se queste le ingeriscono. Ci sono anche delle piante con spine lunghe e dure che se penetrano nelle molli narici delle pecore, provocano forti dolori e serie ferite. Ogni primavera il pastore estirpa queste piante con una zappa e le ammucchia per bruciarle. Così i pascoli sono sicuri per le pecore. Affidiamoci al Signore, dipendiamo da Lui, come la pecora dipende dal suo pastore. Nella vita incontreremo tanti nemici che cercheranno di distruggerci. Molti hanno paura di non farcela a resistere, hanno paura del fallimento e della caduta. Se il Signore è il nostro Pastore, nulla ci mancherà: Egli ci darà la vittoria su ogni situazione, perché provvederà per noi: “Come un pastore, egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano” (Is 40:11).

Cospargi di olio il mio capo.  Alla fine della giornata, le pecore sono stanche e sfinite, ma il pastore le aspetta sulla soglia dell’ovile e mentre entrano, le esamina attentamente. Se trova delle ferite, il pastore applica dell’olio per ammorbidirle e disinfettarle, cosi, anziché infettarsi, le ferite guariscono in fretta: “Le sue mani guariscono” (Giobbe 5:18). Quante volte ci siamo feriti o siamo stati feriti: abbiamo scoperto che il Buon Pastore è sempre pronto a versare sulle nostre ferite l’olio dello Spirito Santo che è il miglior lenitivo. Il pastore si preoccupa tutto il giorno per il gregge, ma al momento del rientro all’ovile egli controlla le pecore ad una ad una singolarmente. Quanto è grande l’amore che Dio ha per le Sue pecore: “Infatti così dice Dio, il Signore: Eccomi! io stesso mi prenderò cura delle mie pecore e andrò in cerca di loro. Come un pastore va in cerca del suo gregge il giorno che si trova in mezzo alle sue pecore disperse, così io andrò in cerca delle mie pecore e le ricondurrò da tutti i luoghi dove sono state disperse in un giorno di nuvole e di tenebre; le farò uscire dai popoli, le radunerò dai diversi paesi e le ricondurrò sul loro suolo; le pascerò sui monti d’Israele, lungo i ruscelli e in tutti i luoghi abitati del paese. Io le pascerò in buoni pascoli e i loro ovili saranno sugli alti monti d’Israele; esse riposeranno là in buoni ovili e pascoleranno in grassi pascoli sui monti d’Israele. Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare, dice Dio, il Signore. Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata” (Ez 34:11-16) “Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento” (Lc 15:4-7).

Loira Rizzi

Tutto è possibile a chi crede

Un pensiero su “Il riposo dell’anima

  1. Condivido tutto Loira, quello che hai condiviso. Il passo più difficile è affidarsi a Lui e nonostante tutto e tutti credere nell’attesa. È la fede. Quella di cui io sicuramente ho bisogno, anzi tutti abbiamo bisogno. Sentiamo il vento dello Spirito Santo ma non sappiamo ne da dove viene e ne dove ci porta. Dobbiamo solo credere che ci porterà nel posto che Gesù ha preparato per noi. Allora li avremmo il successo.

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