La Bellezza salverà il mondo?

Inizio questo mio articolo riportando l’intervista al Prof. Alessandro Carrera (ha insegnato  letteratura italiana, comparata ed estetica in diverse università degli USA e del Canada) riguardo il Premio Nobel 2016 della Letteratura conferito a Bob Dylan (Robert Allen Zimmerman, nato a Duluth  il 24 maggio 1941)  “per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione musicale americana”. 

Bob Dylan è un poeta?  Dylan è senz’altro un poeta, ma non dello stesso genere a cui potrebbero appartenere T.S. Eliot o Montale. È un poeta perché ha inserito nel suo medium, che è quello della canzone, tutta la forza della poesia, del simbolismo, del modernismo di fine Ottocento e del Novecento… Certo Dylan è anche un narratore, ed è forse più narratore che poeta: ha scritto dei versi bellissimi, ma soprattutto ha inventato storie e ha inventato un modo di raccontarle in canzone. Ha preferito creare delle situazioni allusive o, certe volte, circolari, in cui la storia, una volta sentita, ci lascia sempre qualcosa di non ancora spiegato, ci fa venir voglia di riascoltare la canzone, perché non ci ha detto tutto al primo ascolto.

Nell’immaginario di Dylan quanto è forte l’influenza dei testi biblici?  Dylan è sempre stato un lettore della Bibbia, per alcuni anni l’ha considerata una fonte letteraria di metafore e suggestioni. Poi ha avuto una conversione verso una forma di cristianesimo evangelico americano, che è durata un paio d’anni; quindi ha avuto un ritorno alla fede ebraica e attualmente il suo rapporto con la religione è mediato nelle forme di religiosità della canzone popolare. La Bibbia è il grande codice della narrativa occidentale, serbatoio della storia della caduta e della redenzione. Dylan non sfugge a questa strategia di caduta e redenzione, la sua opera potrebbe essere letta come una sorta di ripetizione della Bibbia, una grande storia di ritorno al paradiso perduto (fine)

A mio parere il Nobel per la poesia andrebbe alla Bibbia, a Dio. E’ Lui, tra le altre cose, il Poeta per eccellenza. Basta leggere i Salmi o i Libri Sapienziali delle sacre Scritture e trovarci vette liriche irraggiungibili. Per questo non mi stupisco del fatto che tanti poeti e non solo Dylan, abbiano da sempre attinto più o meno direttamente dalle fonti bibliche l’ispirazione per tradurre in arte, non solo poetica, ma anche visiva e musicale la loro espressione più intima.

Sono stato invitato due mesi fa a esporre due opere alla Biennale d’Arte Rosso di Maggio a Gattinara (VC)

http://www.monterosavalsesia.com/valsesia_news/it/it-1-biennale-rosso-di-maggio-27-maggio-2-giugno.html

Ho aderito con gioia, decidendo di esporre 2 opere che si rifanno alla contaminazione artistica tra pittura, musica e Bibbia. Le opere sono accompagnate da citazioni poetiche.

La prima è: “Elogio della follia- Il Giullare e il Menestrello” (tecnica mista su tela cm 70×100)  eseguito il 13/10/2016 giorno dell’anniversario della scomparsa di Dario Fo e dell’assegnazione del Nobel a Bob Dylan accumunati per me da questi versi del poeta Dylan Thomas:

 

E morte non avrà dominio

E i morti saranno uno

Con l’uomo nel vento e la luna occidentale,

Quando le loro ossa saranno scarnificate e dissolte,

avranno stelle ai gomiti e ai piedi;

Per quanto impazziti saranno savi

La seconda è: “Tribute to Cohen” (tecnica mista-acrilico e collage di fumetti dell’autore- tela cm 60×80) eseguita  il giorno 11 Novembre 2016, quattro giorni  dopo la scomparsa del poeta cantautore canadese Leonard  Cohen. Il testo poetico è tratto dal Salmo 136 che ispirò a suo tempo Quasimodo per “Alle fronde dei salici”:

 

Sui fiumi di Babilonia,

là sedevamo piangendo

al ricordo di Sion.

Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre.

Là ci chiedevano parole di canto

Per Dostoevskij la contemplazione della Madonna di Raffaello era la sua terapia personale, perché senza di questa avrebbe disperato degli uomini e di se stesso, davanti ai tanti problemi che vedeva. Nelle sue opere ha descritto persone cattive distruttive e altre che vivevano immerse negli abissi della disperazione. “Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza” è impossibile, ripeteva. Bellezza è più che estetica; possiede una dimensione etica e religiosa. Lui vedeva in Gesù un seminatore di bellezza. “Lui è stato un esempio di bellezza e l’ha impianta nell’anima delle persone affinché attraverso la bellezza tutti diventino fratelli tra di loro”. (Leonardo Boff)

“La Bellezza salverà il mondo” scrive Dostoevskij.  San Paolo invita i cristiani a scegliere quei valori che sono belli e coi quali si concretizza la rivelazione dell’amore di Dio Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. (Fil 4,8-9).

Roberto Aita

2 pensieri su “La Bellezza salverà il mondo?

  1. Certo, la bellezza salverà il mondo. Ma quale bellezza? Quella degli stereotipi che ogni giorno ci propinano per tv? No. La tua riflessione Roberto ci fa meditare su quale sia veramente il concetto di bellezza. Proprio ieri ascoltavo un tuo cd sul fatto di vedere le cose con gli occhi dello spirito Santo e non con gli occhi umani anche se l’argomento era riferito alla guarigione. Ma estrapolando il concetto possiamo dire che la vera bellezza si vede con gli occhi di Dio e non con i nostri. E questa credo sia una grazia del Signore che dobbiamo chiedere come cristiani e nonostante tutte le difficoltà sto chiedendo anch’io. Gesù fammi vedere la bellezza con gli occhi dello spirito Santo!!

  2. ‘Sì vede solo con il cuore. L’Essenziale è invisibile agli occhi’ (da ‘Il piccolo Principe’ di Antoine de Saint – Exupery). Questa frase colpisce nel segno. È col cuore che si vede soltanto. Solo con esso si può vedere la Bellezza, quella vera. E Gesù nei Vangeli ci insegna a farlo.

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