I Still Havent Found What I’m Looking For

Qualcuno ha detto che l’importante della vita, più della mèta, è  il viaggio. Qualcosa di simile lo troviamo nelle Scritture, dove il nostro Viaggio con Dio, con i suoi alti e bassi è più importante della mèta. La mèta è il punto di arrivo, mentre la vita è il Viaggio.

Questo mi fà ricordare novembre 1988, quando un amico regalò a me e Loira un nastro con l’ultimo disco degli U2 “Rattle and Hum”.  Ascoltammo più volte gli splendidi brani contenuti e tra questi ce n’era uno ” I Still Havent Found What I’m Looking For” (Non ho ancora trovato ciò che sto cercando” che condivido  oggi.

 

I have climbed the highest mountain   Ho scalato la montagna più alta
I have run through the fields            Ho corso attraverso i campi
Only to be with you                         Solo per stare con te
Only to be with you                          Solo per stare con te

I have run, I have crawled              Ho corso, ho strisciato
I have scaled these city walls       Ho scalato questi muri di città
These city walls                             Questi muri di città
Only to be with you                       Solo per stare con te

But I still haven’t found what I’m looking for  Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando

I have kissed honey lips                 Ho baciato labbra al miele
Felt the healing in her fingertips   Sentito la guarigione sulla punta delle sue dita
It burned like fire                            Bruciava come il fuoco
This burning desire           Questo desiderio ardente
I have spoke with the tongue of angels  Ho parlato la lingua degli angeli
I have held the hand of a devil Ho tenuto per mano un diavolo
It was warm in the night  Era calda nella notte
I was cold as a stone   Io ero freddo come una pietra

 But I still haven’t found what I’m looking for Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando

 I believe in the kingdom come Credo nel regno che verrà
Then all the colors will bleed into one Quando ogni colore sfumerà in uno
Bleed into one               Sfumerà in uno
Well, yes, I’m still running  Beh, si, sto ancora correndo

You broke the bonds and you Hai spezzato i vincoli
Loosed the chains                 Hai allentato le catene
Carried the cross               Portato la croce
And all my shame        E tutta la mia vergogna
All my shame                   Tutta la mia vergogna
You know I believe it     Sai che ci credo

But I still haven’t found what I’m looking for Ma non ho ancora trovato quel che sto cercando

Nella Scrittura sono contenute molte Promesse di Dio per coloro che lo seguono nel cammino della vita. In molte di queste promesse troviamo i verbi in due tempi: il tempo presente e il tempo futuro.

Ecco alcuni esempi.

Cercate (adesso) prima il regno di Dio e la sua giustizia,

e tutte queste cose vi saranno date (tempo futuro) in aggiunta.

Non affannatevi (presente) dunque per il domani,

perché il domani avrà (futuro) già le sue inquietudini. (Mt 6,33-34)

 

Chiedete (presente)  e vi sarà (futuro) dato;

cercate (adesso) e troverete (futuro);

bussate (presente) e vi sarà (futuro) aperto;

perché chiunque chiede riceve,

e chi cerca trova

e a chi bussa (adesso) sarà (dopo) aperto. (Mt 7,7-8)

 

Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità

esponete (presente) a Dio le vostre richieste,

con preghiere, suppliche e ringraziamenti;

e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza,

custodirà (futuro)  vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. (Fil 4,4-7)

 

Vi è un ADESSO che devo fare, vi è un DOPO per ottenere.

La distanza temporale tra il presente e il futuro non la conosciamo.

Potrebbe essere un secondo dopo o chissà quando.

Minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni, lustri, ecc..

 

 

Essa si affretta verso il suo termine e non mentirà;

se tarda, aspettala;

poiché certamente verrà;

e non tarderà (Abacuc 2,3)

 

Ma c’è una distanza temporale tra il nostro ADESSO PRESENTE

e l’adempimento del DOPO FUTURO.

 

Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto,

questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro,

corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama

a ricevere lassù, in Cristo Gesù. (Fil 3,13-14)

Tutto è possibile a chi crede

Roberto Aita

 

 

Fino a quando?

Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!» e non soccorri?
Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese.
Non ha più forza la legge, nè mai si afferma il diritto.
L’empio infatti raggira il giusto e il giudizio ne esce stravolto.

Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male
e non puoi guardare l’iniquità, perchè, vedendo i malvagi, taci
mentre l’empio ingoia il giusto?

Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette perchè la si legga speditamente.
E’ una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila, perchè certo verrà e non tarderà».
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,mentre il giusto vivrà per la sua fede.

La ricchezza rende malvagi; il superbo non sussisterà;
spalanca come gli inferi le sue fauci e, come la morte, non si sazia.
Guai a chi accumula ciò che non è suo, – e fino a quando? –
e si carica di pegni!
Guai a chi è avido di lucro, sventura per la sua casa,
per mettere il nido in luogo alto, e sfuggire alla stretta della sventura.
Guai a chi costruisce una città sul sangue
e fonda un castello sull’iniquità.
Guai a chi fa bere i suoi vicini versando veleno per ubriacarli
e scoprire le loro nudità.
Guai a chi dice al legno: «Svegliati», e alla pietra muta: «Alzati».
Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento ma dentro non c’è soffio vitale.

Ho udito e fremette il mio cuore, a tal voce tremò il mio labbro,
la carie entra nelle mie ossa e sotto di me tremano i miei passi.
Sospiro al giorno dell’angoscia che verrà contro il popolo che ci opprime.
Il fico infatti non germoglierà, nessun prodotto daranno le viti,
cesserà il raccolto dell’olivo, i campi non daranno più cibo,
i greggi spariranno dagli ovili e le stalle rimarranno senza buoi.

Ma io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio salvatore.
Il Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli delle cerve
e sulle alture mi fa camminare.

 

 

Abacuc

Tutto è possibile a chi crede

Bussando alle porte del Paradiso

Pochi mesi dopo la mia conversione, il Signore mi diede

attraverso una persona carismatica una parola profetica specifica e personale.

Questa parola mi  ha accompagnato in tutti questi anni.

Tra le altre cose, Dio mi diceva:

Ti ho scelto fra mille e mille, ti ho chiamato per nome,

 non ho disdegnato la tua miseria perchè sono un Dio buono, ricco e misericordioso.

Queste parole mi hanno sempre fatto ricordare la chiamata di Geremia:

«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,prima che tu uscissi alla luce,

ti avevo consacrato;ti ho stabilito profeta delle nazioni». (Ger 1,5).

 

Un’altra parte della profezia da me ricevuta diceva:

Non guardare alla tua carne fragile che grida,

io ho vinto la debolezza della tua carne. Io ti guardo e ti tengo nel mio cuore,

mio figlio tu sei, mia creatura, credilo!

dav

Queste parole mi riportano alle parole di Isaia:

Si dimentica forse una donna del suo bambino,

 così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne

 si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. (Is 49,15)

 

Un’altra parte ancora della profezia mi diceva:

Io ti darò la mia personalità, la mia dignità, ti rivestirò, metterò nella tua bocca

 la mia parola e tu parlerai nel mio nome a tutte le genti”

Come quel funambolo che spesso dipingo nelle mie opere ho proceduto nella vita.

Sospeso nel vuoto, senza reti di protezione.

A volte come Geremia ho sentito il suo grido dentro di me:

Maledetto il giorno in cui nacqui; il giorno in cui mia madre

mi diede alla luce non sia mai benedetto… perché non mi fece morire

nel grembo materno; mia madre sarebbe stata la mia tomba

e il suo grembo gravido per sempre. (Ger 20,14-17)

 

Ho lasciato tutte le umane sicurezze per la Sua Chiamata

e di questo non mi sono mai pentito: il Signore mi ricompensa.

Ho perso tante persone e tante cose, involontariamente,

e di questo posso solo offrirle come sacrificio gradito

impastato di fatiche e di lacrime ai Suoi occhi.

 

Amo Gesù che ha dato se stesso per me e questo Suo

atto d’Amore non potrò mai ripagarlo adeguatamente.

Lo amo con tutti i miei immensi limiti, gli offro ogni giorno la mia esistenza,  

gli dico più volte “prendi la mia vita per la salvezza degli altri”.

 

Certamente soffro, a volte molto, per le fatiche non apprezzate

perchè penso che non apprezzino Lui, prima ancora di me.

I sacrifici miei e della famiglia che mi ha donato

soffro quando vengono dati per scontati, come se tutto fosse facile.

Non è mai stato facile e mai lo sarà seguire il Signore

per me e per la mia famiglia esposta a tutte le intemperie.

 

Gioisco quando sento le testimonianze delle persone che

danno gloria a Dio per quello che hanno ricevuto da Lui.

attraverso la Missione che Dio mi ha affidato.

Poi a Lui rimane la Gloria, a me rimane l’infamia.

Quante persone toccate dalla Sua Grazia nell’anima e nel corpo,

ho visto dare Gloria a Dio e riversare a tempo debito

tutto il loro veleno su di me. Abbandonato, tradito, vilipeso.

E dico questo senza pensare di non mancare, anzi.

So che manco più di tutti.

 

Manco nei confronti di Dio perchè più mi avvicino a Lui

più mi avvicino alla Luce che mi mostra quanto sono sporco.

Manco nei confronti della mia famiglia, perchè spesso

l’ho trascurata per la Missione che si è impadronita di me.

 

Ho una moglie speciale che ha sofferto molto

per stare dietro a un marito vulcanico, iperattivo, creativo,

sempre divorato dal Fuoco interiore della Chiamata.

 

Come il funambolo che cammina sulla fune sottile e

a volte insaponata dai tantissimi “figli delle tenebre”,

procedo nel precario equilibrio tra la Parola e la umana fragilità.

I pochi e preziosi “figli della Luce” vicini tolgono il sapone sulla fune,

mi aiutano,  mi correggono,mi incoraggiano e  mi sostengono,

mi danno coraggio.  Solo il pensiero che ci siano, mi dà forza.

 

Sono esigente con me stesso e cerco sempre di dare il meglio

anche se non sempre i risultati corrispondono alle fatiche.

Viaggi, incontri, testimonianze, sofferenze,ammalati nell’anima

e nel corpo, ospedali, case, colloqui, famiglie,  mail, skype,ecc

Desidero solo vedere le persone toccate dal suo Amore.  

 

A volte mi sento letteralmente consumato, ma poi scopro che c’è ancora da consumare.  

E’ un Fuoco che consuma. E’ esigente il Signore.  

A volte, lo confesso, penso che Lui si sia sbagliato sul mio conto.

 A volte penso che si sia sbagliato a chiamarmi.

A volte penso che mi stia chiedendo troppo.  

Ma poi mi asciugo le segrete lacrime, procedo.

Sono uno spirito libero e combattivo, per cui

la cosa più difficile per me è arrendermi, deporre le armi.

 

Speso dipingo il funambolo che tiene tra le sue mani

in un equilibrio precario la Bibbia da una parte

(la Parola di Dio che è sicura e eterna, Roccia ti tutte le età)

e un ombrello, segno di umana fragilità, dall’altra,

segno questo del precario tetto di chi è itinerante nella vita.

 

Un poeta americano ha scritto in una sua poesia musicata:

 

Mamma, ho messo a terra le mie armi.

Non sparerò più.

Quella lunga nube nera sta scendendo.

Mi sento come se stessi bussando

alle porte del Paradiso.

(Bob Dylan- Knocking On Heavens Door)

 

Ora sento più mie le parole dell’apostolo delle genti:

 

Ma quello che poteva essere per me un guadagno,

l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo.

Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità

della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore,

per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose

e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo…

questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro,

corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama

a ricevere lassù, in Cristo Gesù. (Fil 3,7-14)

 

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio,  

i quali sono chiamati secondo il suo disegno (Rom 8,28)

La Bellezza salverà il mondo?

Inizio questo mio articolo riportando l’intervista al Prof. Alessandro Carrera (ha insegnato  letteratura italiana, comparata ed estetica in diverse università degli USA e del Canada) riguardo il Premio Nobel 2016 della Letteratura conferito a Bob Dylan (Robert Allen Zimmerman, nato a Duluth  il 24 maggio 1941)  “per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione musicale americana”. 

Bob Dylan è un poeta?  Dylan è senz’altro un poeta, ma non dello stesso genere a cui potrebbero appartenere T.S. Eliot o Montale. È un poeta perché ha inserito nel suo medium, che è quello della canzone, tutta la forza della poesia, del simbolismo, del modernismo di fine Ottocento e del Novecento… Certo Dylan è anche un narratore, ed è forse più narratore che poeta: ha scritto dei versi bellissimi, ma soprattutto ha inventato storie e ha inventato un modo di raccontarle in canzone. Ha preferito creare delle situazioni allusive o, certe volte, circolari, in cui la storia, una volta sentita, ci lascia sempre qualcosa di non ancora spiegato, ci fa venir voglia di riascoltare la canzone, perché non ci ha detto tutto al primo ascolto.

Nell’immaginario di Dylan quanto è forte l’influenza dei testi biblici?  Dylan è sempre stato un lettore della Bibbia, per alcuni anni l’ha considerata una fonte letteraria di metafore e suggestioni. Poi ha avuto una conversione verso una forma di cristianesimo evangelico americano, che è durata un paio d’anni; quindi ha avuto un ritorno alla fede ebraica e attualmente il suo rapporto con la religione è mediato nelle forme di religiosità della canzone popolare. La Bibbia è il grande codice della narrativa occidentale, serbatoio della storia della caduta e della redenzione. Dylan non sfugge a questa strategia di caduta e redenzione, la sua opera potrebbe essere letta come una sorta di ripetizione della Bibbia, una grande storia di ritorno al paradiso perduto (fine)

A mio parere il Nobel per la poesia andrebbe alla Bibbia, a Dio. E’ Lui, tra le altre cose, il Poeta per eccellenza. Basta leggere i Salmi o i Libri Sapienziali delle sacre Scritture e trovarci vette liriche irraggiungibili. Per questo non mi stupisco del fatto che tanti poeti e non solo Dylan, abbiano da sempre attinto più o meno direttamente dalle fonti bibliche l’ispirazione per tradurre in arte, non solo poetica, ma anche visiva e musicale la loro espressione più intima.

Sono stato invitato due mesi fa a esporre due opere alla Biennale d’Arte Rosso di Maggio a Gattinara (VC)

http://www.monterosavalsesia.com/valsesia_news/it/it-1-biennale-rosso-di-maggio-27-maggio-2-giugno.html

Ho aderito con gioia, decidendo di esporre 2 opere che si rifanno alla contaminazione artistica tra pittura, musica e Bibbia. Le opere sono accompagnate da citazioni poetiche.

La prima è: “Elogio della follia- Il Giullare e il Menestrello” (tecnica mista su tela cm 70×100)  eseguito il 13/10/2016 giorno dell’anniversario della scomparsa di Dario Fo e dell’assegnazione del Nobel a Bob Dylan accumunati per me da questi versi del poeta Dylan Thomas:

 

E morte non avrà dominio

E i morti saranno uno

Con l’uomo nel vento e la luna occidentale,

Quando le loro ossa saranno scarnificate e dissolte,

avranno stelle ai gomiti e ai piedi;

Per quanto impazziti saranno savi

La seconda è: “Tribute to Cohen” (tecnica mista-acrilico e collage di fumetti dell’autore- tela cm 60×80) eseguita  il giorno 11 Novembre 2016, quattro giorni  dopo la scomparsa del poeta cantautore canadese Leonard  Cohen. Il testo poetico è tratto dal Salmo 136 che ispirò a suo tempo Quasimodo per “Alle fronde dei salici”:

 

Sui fiumi di Babilonia,

là sedevamo piangendo

al ricordo di Sion.

Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre.

Là ci chiedevano parole di canto

Per Dostoevskij la contemplazione della Madonna di Raffaello era la sua terapia personale, perché senza di questa avrebbe disperato degli uomini e di se stesso, davanti ai tanti problemi che vedeva. Nelle sue opere ha descritto persone cattive distruttive e altre che vivevano immerse negli abissi della disperazione. “Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza” è impossibile, ripeteva. Bellezza è più che estetica; possiede una dimensione etica e religiosa. Lui vedeva in Gesù un seminatore di bellezza. “Lui è stato un esempio di bellezza e l’ha impianta nell’anima delle persone affinché attraverso la bellezza tutti diventino fratelli tra di loro”. (Leonardo Boff)

“La Bellezza salverà il mondo” scrive Dostoevskij.  San Paolo invita i cristiani a scegliere quei valori che sono belli e coi quali si concretizza la rivelazione dell’amore di Dio Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. (Fil 4,8-9).

Roberto Aita

Misericordia o….Inferno?

Ho ricevuto recentemente questa mail da una lettrice del blog:

” Dopo aver letto l’articolo sul blog  – Il potere perverso delle tradizioni umane– faccio queste considerazioni. Io faccio fatica a pensare ad un Gesù così poco amorevole verso le persone  che a Lui si rivolgono per avere ascolto, amicizia,  guarigione  o aiuto in generale. Davvero tu pensi che oggi Gesù si rivolgerebbe alle persone con toni così freddi distaccati e maleducati? Non troverei compassione alcuna in un Gesù così  e anche se condividessi ciò che va  insegnando non so se lo seguirei fisicamente … pur non allontandomi dal Signore . Penso che il modo di dire le cose e la compassione che abbiamo verso chi ci sta di fronte valga moltissimo  e tanto possa fare nel cuore delle persone stesse …. A mio avviso il modo che usiamo per dire le cose fa sempre la differenza ”  

Così le ho risposto, tolti i convenevoli personali:

E’ vero, il modo fa la differenza. Proprio per questo credo che i vangeli ci insegnino che Gesù ha usato (quando necessario) delle parole e dei gesti forti, anche violenti (perchè credo che la misericordia vera possa giungere a modi estremi e forti per scuotere). Riflettiamo insieme su questi brani, anche per vedere se sono degli “episodi” sporadici.

Non ti sembra che sia passata l’idea di un Gesù così misericordioso da non potersi più esprimere così:

Serpenti, razza di vipere, (non proprio modi dolci)  come scamperete al giudizio (e la misericordia?)  della geenna?” (Mt 23,33)?

Non ti sembra che sia passata l’idea del Gesù misericordioso al punto che non solo le “espressioni forti” (dette certamente per “scuotere” le coscienze assonnate, quindi frutto di estrema misericordia) ma anche i gesti violenti (anche questi per “scuotere” i dormienti) non dovessero essere parte del suo atteggiamento?

“Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe” (Mt 21,12)

Non ti sembra che sia passata l’idea (figlia del relativismo , del pensiero debole e liquido) che l’inferno non esiste (non se ne parla più) annullando quindi le parole forti di Gesù:

Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda! (Mt 13,40-43)

Non ti sembra che se nel passato la Chiesa ha usato il terrore dell’inferno per i propri interessi (cosa deplorevole e iniqua) a discapito della misericordia, oggi siamo tranquillamente passati all’estremo opposto (a mio parere altrettanto deplorevole e iniqua) cioè all’eliminazione totale dell’inferno, del giudizio, della condanna eterna, espressioni inequivocabili della giustizia di Dio. Infatti tutti coloro che muoiono vanno in Cielo, nessuno all’inferno (forse Gesù si è sbagliato?):

Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. (Mt 7,13)

Non ti sembra che sia proprio passata l’idea (per questo ho scritto di “tradizioni” e “fortezze mentali” nell’articolo) per cui il pensiero attribuito al teologo Von Balthasar. “L’inferno non c’è e se c’è è vuoto” và per la maggiore, perchè Dio è misericordioso (non giusto), che è inutile il sacrificio di Gesù (tanto Dio è buono):

Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non andare fuori strada. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? (Eb 2,1-3)

Non ti sembra che questo “disinteresse” dilagante sul Gesù del vangelo, sia proprio legato al fatto che a nessuno interessi sapere che Lui ha pagato un prezzo alto (la Sua vita). Perchè le persone dovrebbero accettare Gesù e rinascere a vita nuova, se possono salvarsi comunque senza passare da Lui? Se Dio è così misericordioso da “capire e giustificare” chiunque senza convertirsi, cambiare vita e camminare sulla Parola (tanto va bene tutto, è misericordia) chi glielo fa fare di seguire Gesù? Ognuno può fare quello che vuole, tutto va bene. Ma secondo la Parola questa “tradizione” ormai consolidata oggi è sbagliata:

Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza…E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere,  comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio.  Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. (1Pt 1,13-19)

Non voglio ulteriormente dilungarmi ma il senso vero del mio articolo sul blog era proprio quello di suscitare una riflessione come la tua ( e ti ringrazio per questo) attraverso la quale “scardinare” il pensiero dominante di un Gesù “Yes man”, solo dolce e gentile, accomodante, a cui va tutto bene,ecc… L’idea cioè che la Misericordia escluda la Giustizia (quella divina, non la nostra).  Coloro che pensano così vanificano la croce, morte e resurrezione di Gesù; pensano di salvarsi da soli e comunque.

Tutto va bene. Possono morire senza convertirsi, pentirsi, ravvedersi, riparare al male fatto, tanto Dio è… misericordia. E’ passato il pensiero: ” Fai quello che puoi e vuoi, secondo la tua coscienza (chi se ne frega della parola di Dio) e Lui che è misericordia ti accoglierà in Cielo”.  Non è così.

Mi scuso con te se nell’articolo ho scritto: Forse oggi direbbe così (seguito dalle frasi che a te non piacciono). Ho scritto “Forse”. Forse non direbbe così.  Ma rimane la sostanza ed è questa quella che conta davvero. Ometti i miei “forse” magari inappropriati, ma ritieni la sostanza dei suoi “rifiuti” dei suoi “no” a essere o fare quello che gli altri volevano da Lui. Sui modi possiamo discutere, ma sulla sostanza delle cose credo di no.

Ho concluso la mail con i cari saluti. E tu, cosa ne pensi?

Roberto Aita

Tutto è possibile a chi crede